Già cinque mesi, dice.
Il già vale per gli altri.
Per tutto il resto del mondo che va avanti con la propria vita e non ha negli occhi un calendario di dolore che parte da un punto zero, segnato il sei aprile scorso alle 8.27 di mattina, quando il tuo cuore ha dato tre ultimi flebili colpi.
E poi.
Si è.
Fermato.
Io negli occhi e nei sensi tutti, ho pressoché ogni istante della tua agonia, amore mio. Io ero con te. Ti baciavo. Ti accarezzavo. Ti stringevo la mano. Ti tenevo la testa e il corpo in quei mille momenti di puro dolore che non posso descrivere, per pudore tuo, ma che sono marchiati a fuoco nella memoria.
Io ero con te e ti sussurravo quanto eri coraggioso e forte, che eri il mio eroe e il mio bambino e il mio amore grandissimo e l'uomo della mia vita e che nessuno mi aveva mai dato tanto e insegnato tanto sull'amore prima di te. E che potevi non combattere più, che eri stanco e meritavi di riposare, che noi ce la saremmo cavata, che eri libero. E mi sentivo andare in frantumi ogni volta che te lo sussurravo. E ho continuato a ripeterti quanto ti amavo anche quando hai lasciato andare l'ultimo respiro e il corpo, dimentica del balletto di ambulanzieri intorno a noi. Non credendoci, aspettando il prodigio che non è arrivato.
Eri tu l'unica cosa reale, e te n'eri andato.
Dicono che gli occhi si spengono. Non è un luogo comune. È una verita devastante.
I tuoi occhi blu, come lumicini, fino al buio.
Le mie mani che hanno chiuso le tue palpebre.
Finora non ho incontrato quasi nessuno che sappia cosa significa davvero tutto questo.
Il che mi rende indulgente verso chi non sa e sa di non sapere
e insieme
estremamente intollerante verso chi sottovaluta e crede di capire.
Potrei scrivere milioni di parole per cercare di raccontare cos'è stato perderti.
Niente basterebbe.
È ineffabile e violento. Viverlo. Ricordarlo.
Cinque mesi e mezza giornata da allora. Cinque mesi e 12 ore in cui il mondo ha continuato a girare e le mie cellule a invecchiare, morire, venire sostituite. Non un giorno in cui non riviva, più e più e più volte al giorno, cos'è stato essere con te. Nello splendore normale di una storia d'amore. Nel dolore inestinguibile di vederti morire al rallentatore.
Il nuovo disco dei Wilco, lo avresti amato. L'amore completo, tutto l'amore.
Con te è morta la parte di me che veniva definita da noi due insieme.
Da quando mi sveglio, a quando mi addormento, e quando sogno, tu ci sei.
Vivo, faccio cose, lavoro, litigo, rido, piango ogni giorno, proseguo a girare sul mondo.
Con te dentro. Senza di te.
Piena di domande, piena di rabbia.
Senza pace né direzione.
Incompleta.
Cinque mesi. Già.